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Cambiamenti climatici

 

Tutta la vita sul nostro pianeta è influenzata dal clima e dal tempo atmosferico, definito anche meteorologico. Temperatura e disponibilità di acqua influenzano abbondanza, distribuzione e forma della vita sulla terra, rendendo visibili a tutti le differenze tra deserti e foreste pluviali, prati, boschi, laghi e mare. Anche il nostro stile di vita, le nostre abitudini, che includono il nostro modo di vestirci e nutrirci, le attività quotidiane che svolgiamo, anche la più semplice, come il decidere se uscire ugualmente per una passeggiata nonostante il vento, la pioggia, oppure temperature molto elevate, così come tutto quello che riguarda il ciclo vitale e le abitudini degli altri esseri viventi nella biosfera, sono strettamente legate alle condizioni atmosferiche e climatiche.

Oggi, uno dei problemi ambientali di consistente entità è quello dei cambiamenti climatici indotto dalle attività antropiche, ovvero proprie dell’uomo: il problema è vicino ad ognuno di noi in quanto si sostanzia e necessita di azioni in cui, come si vedrà, ogni individuo, bambino, ragazzo o adulto, è coinvolto. 

Come confermato da studi e ricerche, attualmente il cambiamento si sostanzia in termini di riscaldamento globale, insieme ad alterazioni del ciclo dell’acqua, variazioni nei livelli del mare, irregolarità climatiche in molte zone del mondo.

I dati a conferma di questo derivano da osservazioni sullo schiacciante aumento della temperatura planetaria, si pensi al riscaldamento delle regioni polari; in alcune parti dell’Alaska, del Canada Occidentale e della Russia orientale le temperature sono aumentate anche fino a 4 °C negli ultimi 50 anni; ma non solo. Le osservazioni sull’assottigliamento del ghiaccio marino Artico, sulla frantumazione delle piattaforme di ghiaccio della Penisola Antartica, sul rapido ritirarsi dei ghiacciai alpini, sull’innalzamento dei livelli del mare, sull’aumento delle aree colpite da siccità (aumentate del 30% in Africa a partire dal 1970), insieme alla crescita in intensità ed in frequenza delle tempeste causate dall’aumento dell’evaporazione, con conseguenti inondazioni e colate di fango anche esacerbate dalla deforestazione, rappresentano alcuni eventi a conferma del fenomeno.

Inoltre, si sono osservate alcune modificazioni nel ciclo di crescita di alcuni organismi animali e vegetali, soprattutto nella fascia compresa tra l’Eurasia settentrionale ed il Nord America, mutamenti nella riproduzione e nell’estensione dell’areale (ovvero la superficie abitata) di alcune specie animali, insieme alla scomparsa in alcune zone di altre (ad esempio il rospo rosso dalle foreste temperate pluviali della Costa Rica oppure il rospo del Nord dalla Cascade Range dell’Oregon), influenzate in parte dal cambiamento climatico, insieme alla perdita di specie residenti da parte delle scogliere madreporiche (coralline) in tutto il mondo, già minacciate da inquinamento, sovrapesca e altri fattori di stress, che avviene quando la temperatura dell’acqua sale al di sopra dei 30°C. 

È importante sottolineare che il cambiamento del sistema climatico presenta aspetti rilevanti legati non solo alle graduali variazioni di alcune sue proprietà (come temperatura o  precipitazioni), ma anche alla possibilità di cambiamenti bruschi e di grande portata: sono questi che renderebbero in molti casi difficoltosa una reazione di pronto contrasto agli effetti del cambiamento di clima, in particolare per quanto riguarda gli organismi e le infrastrutture umane, probabilmente incapaci di trasferirsi o adattarsi in maniera veloce per compensare la rapidità con cui il clima sembra stare cambiando.  

Intorno a questo tema si stanno muovendo i sistemi politici, culturali ed economici di tutto il mondo: conoscerlo e capirlo risulta importante al fine di un’azione efficace che parta non solo dai grandi organismi socio-politici, ma da ognuno di noi, ossia da azioni quotidiane che possano contribuire a frenare gli effetti rovinosi del cambiamento. Vi è, infatti, la possibilità di rallentare il cambiamento climatico, attraverso azioni di mitigazione, al fine di creare le condizioni di adattamento ad esso. Esistono molte tecnologie valide ed economicamente sensate, che richiedono però un’azione nell’immediato, ed il cui utilizzo costante reca benefici sia economici che ambientali sia a breve, ma soprattutto a lungo termine.   

La complessità delle possibili conseguenze del mutamento climatico sul pianeta, insieme alla teoria ormai ampiamente condivisa che il riscaldamento globale sia largamente correlato all’incremento delle emissioni dei gas serra derivanti da attività umane, già a partire dalla rivoluzione industriale, con il conseguente incremento del cosiddetto effetto serra (che però, come vedremo, è di per sé un effetto naturale indispensabile alla vita), ha fatto nascere la necessità di stabilire delle linee-guida unitarie tra i paesi maggiormente responsabili delle emissioni inquinanti responsabili del fenomeno. Ciò ha indotto, nel 1988, la creazione di un Comitato Intergovernativo sul cambiamento climatico, l’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change), con sede a Ginevra, da parte di due istituti dell’ONU, il WMO (World Meteorological Organization) e l’UNEP (United Nations Environment Programme), i cui membri accedono liberamente ai gruppi di lavoro dell’IPCC. Oggi l’IPCC rappresenta la principale autorità scientifica in materia di cambiamento climatico. Nel 1992, l’organizzazione ebbe un ruolo essenziale nella creazione dell’UNFCCC (United Nations Framework Convention on Climate Change), che si occupa principalmente degli aspetti politici legati al tema del riscaldamento globale. 

Nel secondo rapporto sui cambiamenti climatici (Assessment Report Climate Change) pubblicati dall’IPCC  sono stati forniti fondamentali dati scientifici, tecnici e socio-economici ai rappresentanti di oltre 170 paesi, i cui negoziati nel 1997 portarono alla firma del documento noto come “Protocollo di Kyoto”; a tale accordo, che rappresenta un caposaldo nella strategia mondiale per arginare il problema dell’effetto serra e del riscaldamento globale, hanno fatto seguito successivi incontri internazionali in cui sono stati stabiliti limiti e strategie politico-economiche per la riduzione delle emissioni di gas-serra, fino ad arrivare, oggi, alla Conferenza ONU sul clima che si terrà a Copenaghen a dicembre 2009. 

L’IPCC nel suo quarto Rapporto definisce i cambiamenti climatici come un cambiamento nello stato del clima (identificabile con variazioni nella media o nella variabilità delle sue proprietà), che persiste per un periodo esteso (tipicamente decadi o periodi anche più lunghi). La definizione si riferisce ai cambiamenti climatici in ogni tempo, causati sia dalla variabilità naturale che come risultato di attività antropiche, cioè proprie dell’uomo. Questa definizione è diversa da quella della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sul Cambiamento Climatico (UNFCCC), in cui peso maggiore è dato alle attività antropiche: per cambiamenti climatici nella Convenzione si intende un cambiamento attribuito direttamente o indirettamente all’attività umana, che alteri la composizione globale dell’atmosfera e che si aggiunga alla variabilità naturale del clima osservata per periodi di tempo comparabili. 

Nel Report IPCC, inoltre, si parla di “vulnerabilità” dei sistemi ai cambiamenti climatici,  intendendo il grado di suscettibilità di un sistema agli effetti negativi dei cambiamenti climatici (inclusi la variabilità del clima e gli eventi meteorologici estremi) e l’incapacità del sistema a farvi fronte. La vulnerabilità dipende dalla natura, dall'entità e dalla velocità sia dei cambiamenti climatici che delle variazioni cui è esposto un determinato sistema, dalla sua sensibilità e dalla sua capacità di adattamento. Al contrario, per resilienza, nello stesso Report, s'intende la capacità dello stesso sistema di assorbire le perturbazioni mantenendo la stessa struttura e le stesse modalità di funzionamento di base. Ciò significa che le politiche di adattamento non dovrebbero limitarsi ad un'analisi dell'impatto dei cambiamenti climatici e alla diversa sensibilità dei vari settori, regioni o gruppi sociali. In effetti, per alcuni settori, regioni e gruppi i cambiamenti climatici potrebbero rappresentare un'opportunità per innovare processi, tecnologie e modalità di governance. In presenza di condizioni favorevoli, la biodiversità, gli ecosistemi, le popolazioni e i soggetti economici possono adattarsi autonomamente, ma non per ogni situazione potrà essere così. L'impatto potenziale dei cambiamenti climatici si farà sentire di più sui settori che dipendono maggiormente dai servizi ecosistemici, dalla disponibilità di acqua e dalle condizioni climatiche, come l'agricoltura, la silvicoltura, la pesca e l'acquacoltura, l'energia e il turismo. Inoltre, per i gruppi umani più vulnerabili (anziani, bambini, disabili, malati cronici) sarà probabilmente più difficile adattarsi nel modo più idoneo. 

Per comprendere meglio come si sta modificando attualmente il sistema climatico, in che modo e misura l’uomo ne è responsabile e come si può agire, partiamo dal  clima e dai fattori determinanti che lo influenzano, cominciando dall’atmosfera, ovvero quell’involucro gassoso in cui è immerso il nostro pianeta. 

Vedremo com’è composta l’atmosfera, come si è evoluta, conosceremo l’ipotesi Gaia, il modo in cui si regola la CO2 nell’atmosfera e quello in cui l’aria ha acquisito ossigeno.

Analizzeremo la differenza tra il tempo atmosferico e il clima e come interagisce la radiazione solare con l’atmosfera. 

Ancora, cosa si intende per effetto serra, perché è cresciuta la COnell’atmosfera, come è cambiato il clima nella storia del Pianeta e quali sono le conseguenze previste dall’IPCC per i cambiamenti climatici in atto.

Infine, analizzeremo le conseguenze dei cambiamenti climatici negli ecosistemi e le strategie adottate per contrastare il cambiamento dovuto alle emissioni di gas serra, in termini di mitigazione ed adattamento.